venerdì 15 novembre 2013

Un viaggio nel Paese delle Meraviglie


Come non parlare di un grande classico Disney (uscito nel 1951).

.. Alice nel paese delle meraviglie...
Devo ammettere che la scelta di parlare prima di questo cartone animato rispetto ad altri è sicuramente dato dal fatto che fin da quando ero più piccola, mi sentivo importante dal momento che avevo il nome della protagonista di un cartone, e diciamo che un po’ in Alice mi ci sono sempre rispecchiata, perché anch’io mi facevo domande del tipo “chi sono io?” “perché sono io e non sono un’altra persona”, inoltre ero si una bambina timida, ma quando incominciavo a parlare.. poi era difficile fermarmi, un po’ come l’Alice del libro.. Una bimba bionda con  occhi azzurri.. Persa nei più fantastici meandri della sua immaginazione.
Infatti una delle cose che dei bambini mi ha sempre affascinata è la loro capacità di perdersi ore ed ore con la fantasia e ritrovarsi quindi in un altrove anche solo con la mente.
Questo lo possiamo vedere benissimo in Alice, con il suo viaggio, che è appunto più un viaggio mentale. Noi leggiamo il libro e vediamo raccontata una storia fantastica. Ci troviamo in un luogo lontano dal Qui della nostra concreta esistenza, dove incontriamo con Alice  strane creature come  lo stregatto o se vogliamo chiamarlo con il suo vero nome il gatto del chashire o PincoPanco e PancoPinco (Tweedledum e Tweedledee).


Grazie ai miei studi, ho potuto vedere come la curiosità sia un grande impulso alla conoscenza e di come essa risponda al bisogno di trovare un senso alle cose e al mondo, e l’infanzia si mostra come l’età che non rinuncia alla voglia e al bisogno di conoscere.
Non si può dunque non parlare di una vera e propria icona della voglia di conoscere: Alice “… però assai curiosa son.. mi piacciono avventure e novità..”
Il viaggio di Alice inizia nella tana del Bianco Coniglio: qui vediamo che l’immaginazione esercita un potere assoluto, influenzando e travolgendo le percezioni sensoriali, e ci troviamo in una dimensione confusa che sfugge ad ogni logica.
Non vi sono più legami con la realtà di questo mondo e la razionalità non è più alla base di tutto; si ha modo così di entrare in contatto con l’inconscio.  In questo mondo niente è ciò che sembra, perciò è totalmente inutile sforzarsi di applicarvi le leggi che regolano la realtà esterna.

Sarebbe però sbagliato affermare che le avventure di Alice,  per quanto paradossali, non siano reali.

Alla fine del racconto scopriamo che le peripezie capitate alla protagonista non sono altro che il frutto di un sogno all’ombra di un albero; e il sogno, per quanto possa apparire slegato dalla coscienza umana e dai suoi meccanismi, è in realtà la sua manifestazione più pura. 
Infatti come disse Sigmund Freud ne “Interpretazione dei sogni” , l’ inconscio è il luogo in cui vengono “immagazzinati” tutti i desideri irrealizzabili e i traumi che, per non danneggiare la stabilità psicologica dell’ individuo, vengono “bloccati” in un substrato della coscienza, ed è proprio per questo che il sogno non può che essere reale; la più sincera espressione dell’animo umano, pur essendo manifestata in forma simbolica.

In questo racconto possiamo inoltre richiamare anche il tema del tempo, che sembra essere un entità, più che una “legge” che scandisce la realtà.
L’orologio del Cappellaio  segna  solamente i giorni del mese; quando Alice gli domanda stupita perché non segni le ore, come tutti gli orologi “normali”, quello risponde indispettito:
“ E perché dovrebbe segnarle?“ Borbottò il Cappellaio. “ Il tuo orologio per caso segna gli anni?” “Naturalmente no !” rispose pronta Alice.
Nella sua apparente assurdità, la domanda è perfettamente lecita: chi stabilisce che un orologio debba per forza segnare le ore? Inoltre, quando Alice è dal Cappellaio e dalla Lepre marzolina vi è una grande tavola imbandita, ma nonostante nel paese delle meraviglie siano sempre le 6, non c’è tempo per lavare le tazze, bisogna perciò scalare di posto per averne una pulita.
Si cerca perciò di farci vedere il Tempo nella sua vera essenza: è sempre uguale a se stesso, ma sotto la spinta della  fantasia e del desiderio personale può piegarsi  a ciascun bisogno individuale.

“ Se tu conoscessi il Tempo come me, non parleresti di
perderlo! Scommetto che non hai mai parlato con lui.”
“Non  mi pare” rispose Alice prudentemente
 “ma so che quando studio musica debbo batterlo”.
 “Adesso capisco.” disse il Cappellaio.
 “Ma lo sai almeno, che lui non sopporta le bastonate?
 Se tu riuscissi a restare in buon accordo con lui, ti
 farebbe tutto quello che desideri tu.”

Il Tempo dunque nel Paese delle Meraviglie, esiste solo nella forma che ogni individuo decide di dargli.
Il Bianco Coniglio con il suo orologio nel panciotto, si trova ad essere perennemente in ritardo: vive una vita frenetica, sempre costretto a correre e a soffrire dell’assenza di regole che “ governa” il Paese delle Meraviglie (riprendendo così la vita frenetica che caratterizza le persone reali).
Il coniglio deve smettere di cercare sempre di precedere il tempo: non capisce che per liberarsi dovrebbe semplicemente fermarsi.
 Emerge quindi una chiara volontà di abbattere tutti i limiti imposti dal mondo reale, a partire da una creatura inventata dall’uomo di cui egli stesso è diventato schiavo: il Tempo.

Infatti questo testo, cerca di mettere continuamente in ridicolo gli insegnamenti del tempo, ed è inoltre presente una critica alla società di allora vista come dispotica, superficiale e ingiusta.
Si è voluto poi allontanarsi totalmente dalla realtà d‘allora, in quanto, essendo stato scritto nell’epoca vittoriana, dove, i bambini venivano considerati imperfetti e ogni sforzo dell’educatore era volto a farli diventare adulti il prima possibile, si è deciso di creare questo testo rendendolo totalmente dalla parte dell’infanzia.
Vediamo infatti in pieno ‘800 una bambina che rivendica il diritto a pensare con la propria testa ( “ho il diritto di pensare” dice Alice alla duchessa) e capace di intrecciare nei suoi dialoghi , dubbi e domande filosofiche (“ quale strada devo prendere ?” chiede al  gatto del cheshire. “dipende soprattutto da dove vuoi andare !”, risponde il gatto).


Sentendosi spaesata, a volte sente l’irrefrenabile impulso di piangere. Ma proprio in un momento di disperazione, all’inizio del racconto, quando sta per essere sommersa dalle sue stesse lacrime, rimprovera a se stessa:

“TI CONSIGLIO DI SMETTERLA IMMEDIATAMENTE!”
AGGIUNGE CON TONO DECISO. INFATTI QUESTA STRANA BAMBINA PRETENDEVA ALLE VOLTE D’ESSERE DUE PERSONE. “ TI DOVRESTI VERGOGNARE DI TE STESSA, UNA BAMBINA GRANDE COME TE!”

Alice cerca di sfuggire alle regole imposte dalla convenzione sociale, rifugiandosi nel mondo delle meraviglie, ma si ricorda comunque i consigli dei genitori, in merito al fatto che per una brava bambina non sia conveniente mettersi a strillare. Alice impartisce a se stessa l’obbligo di tacere e mostrarsi “adulta”, interiorizzando i valori e le leggi della società civile e sforzandosi di applicarvi un ordine.
Tuttavia l’ordine non appartiene al Paese delle Meraviglie, e tutti i suoi sforzi sono vani. (“io mi so dar ottimi consigli..ma poi seguirli mai non so”).
Nel Paese delle Meraviglie l’unica regola vigente è non avere alcuna regola. Alice dunque cade in continua contraddizione e confusione; indecisa tra quello che le hanno insegnato e tra quello che lei sa che è vero.
L’impossibilità di applicare le leggi che fin’ora avevano regolato e scandito la sua vita la fa sentire totalmente estraniata e senza punti di riferimento.

Inoltre mente si trova proprio in questa condizione: la perdita della forma in cui aveva vissuto nella vita “reale” la porta ad una sensazione di angoscia e di perdita di identità (“chi sono io?”).
E’ come se tutte le trasformazioni interiori che naturalmente avvengono in ognuno, diventassero tangibili, esplicandosi in un modo  paradossale.
All’interno del Paese delle Meraviglie vi è dunque uno sconvolgimento di tutte le certezze, tutto diventa probabile.

Tuttavia Alice non esce sconfitta dal confronto con il “vero fluire della vita”, anzi nel progredire della storia afferma ripetute volte, di fronte agli avvenimenti fantastici più disparati, di accettare la loro straordinarietà e lasciarli scorrere nell’immenso mare delle meraviglie, senza domandarsi più il perché delle cose, o in che modo queste possano essere possibili.

Nel Paese delle Meraviglie, quindi nel sogno, Alice riesce a sfuggire al rigore della vita “reale” da un lato, deponendo  le maschere imposte dalla società, per poter appagare il suo desiderio di vivere in un mondo sempre pronto a trasformarsi e a non cristallizzarsi in un sterile  forma, dall’altro riesce ad essere ciò che è davvero, identificandosi di volta in volta con ciò che vuole e credendo a tutto ciò a cui il suo  vero io le dice di credere : le favole.

Di fatti, solo nel sogno l’uomo è completante libero!!!



4 commenti:

  1. Secondo me, Alice, di Lewis Carrol, è un personaggio molto importante, soprattutto quando veniamo a leggerne il libro. Infatti, si possono notare tante piccole sfumature e icone che, all'inizio non capiamo, ma poi ne scopriamo il significato:,
    per esempio "il tempo" nell'orologio del Cappellaio, oppure quando Alice incontra il Gatto del Cashire, oppure la Regina di Cuori e tanto altro.

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  2. E' bellissima anche la versione "Alice in Wonderland" di Suzy Lee, completamente diversa dalle altre...
    Cercalo è un bellissimo albo illustrato.

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    1. grazie Vane.. lo cercherò! :)

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    2. Un po' emo ma sì, un'interessante interpretazione! :)

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